Conoscere per prevenire e diagnosticare l’HPV (Human papillomavirus)

Si stima che circa l’80% delle donne sessualmente attive, nell’arco della vita, con prevalenza dai 25 ai 35 anni, vengano a contatto con il virus HPV. Per questo, conoscere bene l’infezione, può aiutare a prevenirla.

 

Che cosa è il virus HPV

Il Papilloma virus umano (HPV) è uno dei virus più trasmessi tra la popolazione. Esistono oltre 120 ceppi di HPV, suddivisi a seconda del loro rischio potenziale di evolvere verso una forma tumorale o meno.

Tra di loro, il sierotipo 16 e 18 (ma anche il 31, 33, 35, 39, 45, 51, 52, 56, 58, 59) sono stati identificati come quelli ad alto rischio oncogeno; mentre il 6 e l’11 sono tra i responsabili dello sviluppo di verruche e condilomi genitali.

Nella maggior parte dei casi le lesioni saranno benigne e/o transitorie; solo in una minima percentuale l’infezione progredisce fino a tumore della cervice uterina.

Il virus è implicato anche nella patogenesi di altri tumori a livello vaginale, vulvare e anale.

 

Come si trasmette

Il virus dell’HPV si contrae principalmente tramite i rapporti sessuali, non soltanto con la penetrazione, ma anche con il contatto tra i genitali. I fattori di rischio principali sono la giovane età, la numerosità dei partners e la frequenza dei rapporti sessuali. L’infezione può essere trasmessa molti anni dopo che uno dei due partner l’ha contratta e il fatto di avere l’infezione può non avere nulla a che vedere con l’attuale partner.

 

Come si fa diagnosi

Le metodiche principali di screening e di diagnosi precoce di Hpv sono l’Hpv-Test e il Pap- Test. Sono fondamentali per la PREVENZIONE del virus e, se fatti regolarmente, riducono la possibilità di sviluppare il tumore di circa il 70%.

Si tratta di un prelievo, eseguito dall’ostetrica o dal medico, a livello delle cellule del collo dell’utero, fatto previa introduzione di uno speculum, con un apposito strumento (CervexBrush).

L’esame dura pochi minuti e non è doloroso.

È importante che la donna non sia nella fase mestruale, che non abbia messo creme vaginali, lavande o ovuli, e che non abbia avuto rapporti sessuali nei due giorni precedenti l’esame.

L’Hpv-Test va a ricercare la presenza o meno del virus nelle cellule prelevate dal collo dell’utero della paziente (consigliato ogni 5 anni se negativo), mentre il Pap-Test va a verificare se il virus, eventualmente presente, ha creato delle lesioni nelle cellule che rivestono il collo dell’utero (consigliato ogni 3 anni se negativo).

Il Pap-Test viene quindi utilizzato come test di completamento nello screening con test-HPV primario che risulta positivo.

La positività dell’Hpv-Test non significa necessariamente che una donna svilupperà nel tempo un tumore, mentre la positività del Pap-Test, significa che la paziente ha sviluppato una delle possibili lesioni.

In caso di anomalie cellulari si procede con la colposcopia (esame ambulatoriale eseguito dal Medico specialista in Ginecologia) e se necessario si effettuano delle biopsie del tessuto del collo uterino.

Dopo aver effettuato la colposcopia, se il collo dell’utero risulterà normale o presenterà solo lesioni lievi, il Medico specialista in Ginecologia indicherà il trattamento più opportuno e il follow up dei controlli.

Tutte le donne, tra i 25 e i 65 anni dovrebbero eseguire tali screening con regolarità nell’arco della loro vita ed è fortemente consigliato anche a tutte le ragazze fin dall’inizio della loro attività sessuale.

 

Prevenzione e trattamento

In caso di HPV-Test positivo, per trattare l’infezione da HPV la cosa più importante è identificare in tempo le alterazioni cellulari provocate dal virus, attraverso il Pap-Test.

Oltre allo screening, anche la prevenzione con i VACCINI è di fondamentale importanza, soprattutto per le adolescenti, a partire dai dodici anni. Esistono vari tipi di vaccini in commercio: bivalente, tetravalente e nonavalente, a seconda dei sierotipi che vengono coperti.

Il vaccino è preventivo, non ha quindi alcuna efficacia terapeutica e, per poter essere utile, deve essere effettuato prima dell’esposizione al virus, preferibilmente prima dell’inizio dell’attività sessuale (aver già iniziato l’attività sessuale non costituisce comunque una controindicazione alla vaccinazione).

Ad ogni modo, la vaccinazione non sostituisce l’abituale prevenzione secondaria del carcinoma della cervice uterina che si attua con i programmi nazionali di screening.

Se dopo la colposcopia, a seguito dell’esame istologico della biopsia, risulteranno lesioni sospette, il trattamento più opportuno sarà indicato dallo specialista Ginecologo di riferimento.

 


Dott.ssa Silvia Fabbri

 

 

  • Riabilitazione del pavimento pelvico

 

 


 

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