Sterilità: tra i primi campanelli d’allarme il varicocele

Patologia comune che colpisce circa il 20% degli uomini tra i 15 e i 45 anni

 

Il varicocele è una patologia piuttosto comune che colpisce circa il 20% dei maschi di età compresa tra i 15 e 45 anni. Nella maggior parte dei casi il varicocele è asintomatico ed assume un ruolo clinico per il fatto che rappresenta la più frequente causa di sterilità maschile. Studi effettuati dimostrano come il varicocele è presente in circa la metà degli uomini che non possono avere figli. Consiste nella dilatazione delle vene del plesso pampiniforme, ovvero quell’insieme di vasi da cui origina la vena testicolare. L’affezione è più comune a sinistra (95%) in virtù dello sbocco ad angolo retto della vena testicolare nella vena renale omolaterale. Questa situazione anatomica si somma, in soggetti predisposti, ad una minore competenza del sistema vascolare con progressiva dilatazione e reflusso venoso. Esiste inoltre un varicocele secondario, conseguenza di qualsiasi processo occupante spazio nel retroperitoneo o nello scavo pelvico, in grado di obliterare o comprimere la vena testicolare, la vena renale o la cava inferiore, ostacolandone il deflusso venoso. In questo caso è possibile un interessamento anche del testicolo destro.

Il danno venoso descritto si riflette in un danno testicolare. L’epidemiologia dimostra che in circa il 35% dei pazienti affetti da varicocele esistono disturbi della spermatogenesi con possibile sviluppo di quadri di ridotta fertilità. Le cause che possono spiegare questi quadri di ipofertilità sono tuttora sconosciute.

Uno dei meccanismi più accreditati è l’aumento della temperatura testicolare correlata alla stasi venosa. Altra teoria individua nell’ipossia, conseguente alla stasi venosa, il fattore causale del danno alla spermatogenesi.

Il varicocele è quasi sempre asintomatico pertanto il paziente giunge all’attenzione del sanitario per la scoperta di una lieve gonfiore scrotale o per un inquadramento del par tner maschi le nell’ambito di una infertilità di coppia. Frequente è la scoperta occasionale, legata ad indagini di screening sulla popolazione, a visite militari o a controlli medici routinari.

Nei rari casi in cui la sintomatologia è presente, questa è caratterizzata da un dolore gravativo con senso di pesantezza a carico del testicolo, che si accentua soprattutto in posizione eretta, o dopo sforzi fisici intensi.

Il paziente può percepire un allungamento dell’emiscroto corrispondente che appare occupato da una massa molle, variabile con la posizione, che evoca alla palpazione la sensazione di una matassa “vermicolare”.

La diagnosi di varicocele è piuttosto semplice e si basa su una buona ispezione e palpazione dello scroto seguita da successive indagini ecografiche. Sulla scorta dell’esame obiettivo è già possibile distinguere il varicocele in tre gradi:

1° grado, o lieve con ectasia venosa evidenziabile alla palpazione solo quando il paziente compie la manovra di Valsalva (aumento della pressione addominale secondaria ad una inspirazione profonda seguita da una espirazione forzata a glottide chiusa)

2° grado, o moderato con tumefazione evidenziabile alla palpazione, in ortostantismo anche senza manovra di Valsalva, ma non visibile

3° grado, o voluminoso con ectasia visibile già all’ispezione.

La conferma definitiva si avvale dell’esame ecografico che permette di evidenziare la dilatazione venosa del plesso pampiniforme oltre a fornire informazioni su sede, volume, caratteristiche morfologiche e vascolarizzazione dei testicoli.

L’esame ecografico è una metodica semplice e non invasiva, facilmente ripetibile e quindi particolarmente adatta per lo studio dei testicoli. Mediante l’ausilio dell’indagine ecocolordoppler, l’ecografia permette inoltre di valutare e quantificare il grado di reflusso venoso sia a riposo che dopo manovra di Valsalva.

 

In circa il 35% dei portatori di varicocele esistono disturbi della spermatogenesi con possibile sviluppo di quadri di infertilità

 

Come detto in precedenza il varicocele è riconosciuto come la più frequente causa di ipofertilità maschile. In ambito diagnostico risulta pertanto indispensabile l’esecuzione dello spermiogramma ovvero l’analisi del liquido seminale raccolto dopo 3-5 giorni di astinenza sessuale.

Il test che va ripetuto almeno due volte, è affidabile solo dopo il 16° anno d’età e permette di definire parametri come il volume dell’eiaculato, il pH seminale, la concentrazione, la motilità e la morfologia degli spermatozoi.

Importante è anche uno studio dell’assetto ormonale, a motivo della correlazione tra situazione endocrinologica e modificazioni morfo-funzionali testicolari. La diagnostica ormonale prevede il dosaggio di alcuni ormoni quali FSH, LH, Testosterone, Prolattina, Estradiolo, Inibina, ormoni tiroidei, SHBG.

Da quanto evidenziato in letteratura la diagnosi precoce associata ad una corretta correzione chirurgica permette un miglioramento dei parametri seminali nel 66% dei pazienti con una percentuale di gravidanze post trattamento del 50%. Nell’infanzia e nell’adolescenza, mancando il riferimento dello spermiogramma, l’indicazione chirurgica è correlata alla eventuale presenza di una ipotrofia testicolare. Ogni trattamento del varicocele si propone di preservare e migliorare la fertilità del paziente. Il trattamento del varicocele è rappresentato dalla correzione chirurgica del reflusso venoso.

Le tecniche chirurgiche si avvalgono di chirurgia a cielo aperto, chirurgia laparoscopia, scleroembolizzazione percutanea. Se il varicocele è asintomatico e non è causa di inferitilità non appare consigliabile alcun tipo di terapia ad eccezione di qualche accorgimento comportamentale, come l’utilizzo di slip contenitivi. I tempi di recupero dopo chirurgia sono piuttosto brevi con una normale ripresa delle attività quotidiane dopo 24 ore. Non infrequente è la persistenza di varicocele dopo chirurgia, con percentuali comprese tra il 4 e il 10%. La successiva visita urologica di controllo andrà effettuata a distanza di 6 mesi dall’intervento, previo spermiogramma ed ecografia, al fine di valutare l’efficacia del trattamento eseguito.

 


Dr. Luca Lepri

 

Medico Chirurgo specialista in Urologia 

Dirigente Medico presso ASUR Marche 3 

Medico Urologo presso il Centro Medico Polispecialistico Delta Implants

 


 

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